mercoledì 17 aprile 2019

INTERVISTA A JOANNA PARISI


Grande ritorno al Théâtre du Passage di Neuchâtel, in Svizzera, per il soprano italo-americano Joanna Parisi, che nelle date del 26 e 27 Aprile interpreterà un ruolo a lei famigliare, quello di Santuzza nell’opera Cavalleria Rusticana del compositore italiano Pietro Mascagni, composta su una novella di Giovanni Verga.

Abbiamo incontrato il soprano per farle alcune domande prima dell’inizio della produzione di Cavalleria Rusticana al Théâtre du Passage, di Neuchâtel.

- Joanna, come si sente interprete nel ruolo di Santuzza e qual è stata la sua prima recita di debutto?
Adoro cantare il ruolo di Santuzza. Ho debuttato questo ruolo circa un anno e mezzo fa nella splendida sede dell'Aurora Theatre a Victoria, Malta, con un pubblico di duemila spettatori. È veramente uno dei miei ruoli che più mi appagano. Ho ricevuto grandi acclamazioni da parte della stampa e del pubblico ed è stato un momento d’orgoglio che mi ha davvero motivato. La tessitura è ideale per me, come soprano spinto, e mi sentivo così a mio agio nel cantare nella tessitura inferiore che la soprano greca Elena Kelessedi, che cantava Nedda in questa produzione ne I Pagliacci, mi ha chiesto di andare a cantare ad Atene. Tra me e me risi, perché non sono esattamente un mezzo, ma l'ho preso come un grande complemento e un buon segno per continuare in questo repertorio che è tra i più appaganti da cantare, come lo sono tutti i grandi ruoli del verismo.

- Pietro Mascagni e Cavalleria rusticana, quale è l’elemento più significativo di quest’opera?
La poesia e la singolare bellezza della solitudine, la ricerca di appartenenza e connessione sono catturati così bene e in modo così conciso, in quest’opera. Non solo, in tutta la partitura viene catturato l’amore disperato, l'amore superficiale, l'amore familiare e i colori e le trame della Sicilia autentica. La musica è profonda, aperta, diretta.

- Il verismo musicale, Lei ne è grande interprete. Una Sua considerazione professionale in merito.
Innanzitutto posso dire che una delle mie nonne si chiamava Gioconda e mia zia invece Lola, su ispirazione dell'opera preferita dalla mia nonna, Cavalleria Rusticana. La mia famiglia ha sempre avuto una grande ammirazione e rispetto per l'opera, specialmente per il verismo e da sempre sono stata attratta da questo. Per me è la musica più realistica ma anche quella più maestosa e appassionante che esista. Nei personaggi c'è sempre una forza innocente che sopravvive nonostante la tremenda disgrazia. È il contrasto preferito da esplorare in tutti i miei personaggi che è predominante nel repertorio del verismo.

- Il cast di Neuchâtel: colleghi per la prima volta o ha già avuto esperienze con loro?
Quest'anno il cast è spettacolare: Turiddu è il tenore argentino Gustavo Lopez Manzitti. Una voce di grande potenza e bellezza e canta quasi ogni anno al Teatro Colon. In realtà è stato uno dei miei primi partner sul palco di New York alla Carnegie Hall, dove abbiamo cantato assieme Andréa Cheniér. È meraviglioso essere riuniti in una produzione con lui. Il baritono Andrea è un grande talento e una splendida voce. La squisita Laurence Guillod canta Lola come un angelo. Il Maestro Facundo Agudin come sempre porta grande talento e maestria in questo teatro. Una menzione speciale va al grande Robert Bouvier che è assolutamente uno dei più grandi direttori d'opera che conosca. Lavora direttamente con le parole e le emozioni e, soprattutto, lavora per scoprire la bellezza e la verità da far esprimere a tutti i suoi artisti.

- In Svizzera ha cantato spesso. Cosa le piace di più del paese?
I bellissimi laghi, le maestose Alpi, i fiori, il cibo, il cioccolato ma soprattutto le persone e i colleghi! Adoro la Svizzera.

- Lei ha doppia nazionalità. Nel cuore ha gli States o l’Italia? O si considera cittadina del mondo?
Assolutamente adoro i due paesi allo stesso modo. E sono di certo una cittadina del mondo. Ma posso dire con certezza che sarò per sempre solo italiana e americana!

- La stampa internazionale l’ha acclamata come “interprete di successo con deliziose dinamiche di passaggio, un tono delicato e forti emozioni espressive”. Cosa dice di se Joanna Parisi?
Penso che il mio talento e la mia unicità di artista siano dati dalla mia comprensione per gli estremi emozionali. Ho una voce potente con molti colori e tessiture e cerco sempre di offrire interpretazioni che si adattino al concetto proprio del compositore, del librettista e alla mia personalità. Penso di avere una voce unica perché sono uno dei pochi cantanti d'opera autodidatta che non si è mai veramente identificata con una specifica tecnica o un insegnante. Probabilmente perché sono cresciuta a New York, in Italia forse la situazione sarebbe stata diversa. Ho imparato lentamente grazie all’ascolto, al coraggio e facendo tante prove. Ma grazie a questa esperienza ora posso insegnare agli altri con ottimi risultati. Questo poi è un momento estremamente emozionante per me perché essendo legata a Carlo Colombara, che ha un’importante voce verdiana, simile alla mia, capisce la mia natura di cantante e sa esattamente come consigliarmi al meglio per una miglior interpretazione e per raffinare la tecnica vocale. Dettagli che non sono facili da imparare o da insegnare, ma le chiavi per cantare bene.



- Da poco è sposa di un grande basso, Carlo Colombara. Progetti per il futuro assieme?
Grazie alla nostra vicinanza quotidiana e le nostre somiglianze caratteriali, uno dei nostri più grandi hobby è il brainstorming in ogni momento della giornata. Le nostre esperienze si completano molto bene e abbiamo sempre qualcosa di nuovo ed eccitante da fare o da proporre al nostro pubblico. Carlo è un insegnante spettacolare per me e lui, a sua volta, apprezza molto il mio parere. Collaboriamo bene assieme e ci diamo supporto a vicenda. Parlando di verismo siamo molto entusiasti su diversi progetti a venire: abbiamo in programmazione la produzione di un film operistico, tre album in lavorazione di cui due di verismo super rarities, La falce di Catalani e La Pinotta di Mascagni e il nostro album di arie e duetti. Siamo anche molto entusiasti di esibirci assieme a Malta ne Il trovatore, nell’autunno a venire. È un ruolo che ho cantato in tutto il mondo per molti anni e sono molto felice ed entusiasta di cantarlo assieme a mio marito.


Biografia


Joanna Parisi è un soprano lirico spinto italo-americano, acclamata a livello internazionale per la sua naturale struttura nei ruoli di soprano tra i più impegnativi e iconici della scena operistica. Ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo per le sue interpretazioni delle eroine verdiane, del verismo e del belcanto. Di recente è stata premiata come una delle “grandi cantanti d’0pera della nuova generazione” da WQXR Classical. La Parisi si è laureata con il massimo dei voti al Conservatorio di musica presso l'università statale di New York. Ha inoltre conseguito una laurea con lode in giornalismo e pubbliche relazioni. Ha poi approfondito i suoi studi d'opera presso la Juilliard School e presso l'Opera Academy di Renata Scotto.

Joanna Parisi ha fatto il suo debutto operistico professionale nel ruolo di Tosca di Puccini al Central Park di New York. Poi ha interpretato Abigaille nel Nabucco di Verdi all’Union Square-Washington Irving Auditorium e il ruolo di Aida in Central Park con l’Orchestra di New York. Inoltre ha cantato in Andrea Chenier nel ruolo di Maddalena in concerto alla Carnegie Hall e un recital su Verdi e il verismo alla sala Weill. Ha interpretato le eroine pucciniane Tosca e Mimi in La Bohème al Centro Italiano di Cultura di New York, Enrico Fermi. Il debutto in Norma è stato all'Opera di Sarasota. Per Tosca poi canta ancora a Pisa, in Italia, al Teatro Solís in Sud America, e all’Opera Romana di Craiova, in Romania. Il ruolo di Abigaille nel Nabucco di Verdi lo interpreta nuovamente a Losanna, in Svizzera, poi Santuzza in Cavalleria Rusticana presso l'Aurora Opera House di Malta, oltre a numerose rappresentazioni sempre in Svizzera. Uno dei suoi ruoli principali è Leonora dell’opera Il Trovatore di Verdi e per questa parte di esibisce all'Opera Open Festival presso l'Ancient Theatre con l'Opera di Stato in Bulgaria, al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico e all’Opera Wrocławska. Il ruolo di Floria in Tosca la vede grande interprete in quattro teatri Svizzeri, a Neuchâtel, Friburgo, Vevey e Porrentruy. Canterà poi Desdemona nell'Otello di Verdi al Teatro Politeama Mario Foglietti, in Calabria e sempre in Italia si esibisce in Sicilia al Festival Belliniano del Teatro Greco di Taormina in occasione del Gala Maria Callas. Ritorna anche all'Opera Wrocławska, in Polonia per La Gioconda, Un ballo in maschera, Tannhäuser e Adriana Lecouvreur. Per la celebrazione della Capitale culturale d'Europa si esibisce nel ruolo di Elsa von Brabant in Lohengrin. Nella primavera del 2017, Joanna Parisi fa il suo debutto come protagonista nel ruolo di Madama Butterfly in 12 recite con il Maestro Victor DeRenzi, al Sarasota Opera. Le esibizioni di Parisi nella Carmen di Bizet al Teatro Antico di Taormina, in Sicilia, sono apprezzate in tutto il mondo e presentate al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il soprano è stato molto apprezzato anche per le sue interpretazioni in Margherita nel Mefistofele di Boito, in Svizzera. In Brasile, durante la Coppa del Mondo 2014, ha cantato Micaela nella Carmen al Teatro Amazonas. Poi la ricordiamo nel ruolo di Elisabetta di Valois in Don Carlo con grande successo a Neuchâtel e Friburgo, in Svizzera e recentemente all’Opera di Craiova in copia con il basso Carlo Colombara. Ha cantato Donna Anna nel Don Giovanni al Teatro Solis con l'Orquesta Filarmonica di Montevideo: “Parisi ha dimostrato una voce potente con il comando dell'intero registro”, commenta così il prestigioso El Pais. A Pechino, in Cina, canta al National Center of the Performing Arts, diretta da Plácido Domingo per Operalia.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo da molte prestigiose compagnie operistiche e musicali tra cui l'Operalia di Plácido Domingo, il Metropolitan Opera National Council e l'Opera Index. Le case di moda di fama mondiale Etro di Milano, Pablo Ramírez di Buenos Aires e Vivienne Westwood hanno disegnato per lei meravigliosi costumi.



Francesco Fornarelli

mercoledì 3 aprile 2019

Barbiere di Siviglia al Regio di Parma: "Un barbiere di qualità"



Per parafrasare la parole di Figaro, interprete principale del “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, l’opera rappresentata al Teatro Regio di Parma (debutto il 22 marzo scorso e repliche terminate il 31 marzo scorso) è stata di indubbia “qualità”.
Il regista Renato Bonajuto ha fatto una ripresa della messinscena di Beppe De Tomasi creata con lo scenografo Poppi Ranchetti nel 2005 per il Teatro Regio di Parma, in quell’occasione Bonajuto era assistente e allievo di Beppe De Tomasi. “E’ stato un omaggio al mio Maestro”, ha affermato Bonajuto. 



L’allestimento è molto sobrio ed essenziale, basato su strutture in ferro battuto in stile moresco per ricreare l’ambientazione Andalusa, la scena ricorda volutamente una gabbia che ha l’intento di simboleggiare la “gabbia in cui viene tenuta prigioniera” la bella Rosina, il suo tutore (Don Bartolo) vuole sposarla e la tiene chiusa in casa proprio come un uccellino in gabbia. Ma si sa, le donne ne sanno una più del diavolo e perciò Rosina, con l’aiuto di Figaro, riesce comunque ad amoreggiare con il Conte d’Almaviva che dapprima lei crede solo un bell’innamorato di nome Lindoro. Alla fine Don Bartolo sarà la vittima e, come in ogni favola, trionferà l’amore dei due giovani innamorati e…vissero felici e contenti.




Durante le tre ore di quest’opera comica si susseguono rocambolesche vicende e travestimenti, tipici dell’opera del ‘700/’800. E, proprio perché l’opera richiede un certo humor con divertenti gags, capita spesso di assistere a rappresentazioni appesantite da caratterizzazioni dei personaggi troppo grottesche. La regia di Bonajuto ha elegantemente rispettato la messinscena originale offrendo un “Barbiere di Siviglia” frizzante, fresco e divertente; ha conferito ad ogni personaggio la sua peculiare caratteristica, esaltandola senza troppo forzare la mano. Gli interpreti non hanno modo di interagire con attrezzerie di scena causa proprio l’allestimento asciutto ed essenziale, ciononostante ritmo e dinamismo non sono mancati, come pure le risate del pubblico (un teatro che ha registrato il tutto esaurito nelle sei recite). 



Hanno particolarmente brillato nel primo cast: Julian Kim (Figaro), sostituito nel secondo cast da Mario Cassi; Chiara Amarù (Rosina), sostituita nel secondo cast da Carol Garcia; Simone Del Savio (Don Bartolo), sostituito nel secondo cast da Vincenzo Taormina; Roberto Tagliavini (Don Basilio) sostituito nel secondo cast da Guido Loconsolo; ma buono anche il resto del cast con Xabier Anduaga (Conte d’Almaviva) sostituito nel secondo cast da Francisco Brito; Lorenzo Barbieri (Fiorello) e Eleonora Bellocci (Berta). 



Bellissimi i costumi di Artemio Cabassi. Una garanzia il coro del teatro Regio diretto da Martino Faggiani. L’orchestra dell’Emilia-Romagna A. Toscanini è stata diretta dal M° Alessandro D’Agostini.



di Eddy Lovaglio.

sabato 26 gennaio 2019

UN BALLO IN MASCHERA: Il recupero straordinario dei fondali di Giuseppe Carmignani


(Teatro Regio di Parma, recita del 19 gennaio 2019)

Con “Un ballo in maschera” Verdi conclude la parabola di quegli anni che egli stesso aveva definito “gli anni di galera”. In quest’opera Verdi immette tutta la sua maturità compositiva e ne esce una partitura di un equilibrio ed una fluidità prodigiose, per parafrasare un antico detto parmigiano: “è una panciata di musica dall’inizio alla fine”. Gioia, amore, dramma, morte, mistero e ironia, il lecito e l’illecito, la colpa della passione ed il conflitto, il dominio della fatalità. Molti sono gli ingredienti della storia e le emozioni che sa infondere questo melodramma. Anche qui troviamo la figura della maga Ulrica che predice la morte di Riccardo per mano dell’amico Renato. Verdi sembra essere molto attratto dalla chiromanzia ed inserisce figure come le “streghe” in Macbeth o “Azucena” in Trovatore, che rendono attrattivi e rocamboleschi gli intrecci delle storie e che forse offrono al compositore l’opportunità di musicare con tinte fosche quei passaggi orchestrali tipici Verdiani in antitesi con il ritmo gioioso e giocoso di feste e banchetti.



Verdi con le sue opere è un provocatore, ruoli pubblici ed interessi privati ricorrono spesso nelle opere del Maestro, mai in secondo piano rispetto al dramma amoroso, “Un ballo in maschera” non fa eccezione. L’opera, anzi, fu uno dei più complicati casi di censura per il compositore bussetano che dovette cambiare titolo, nome dei protagonisti e rimaneggiare la composizione per ben quattro volte. Il soggetto è tratto dal dramma di Eugène Scribe “Gustave III” che tratta del congiura al Re di Svezia. L’azione viene spostata a Boston, il re diventa governatore (Riccardo) e il suo segretario è un creolo (Renato).



La rappresentazione di “Un ballo in maschera” – che apre la stagione lirica al Regio di Parma - è un allestimento storico recuperato in un deposito del teatro: sono le scenografie originali realizzate da Giuseppe Carmignani per la recita del centenario Verdiano che andò in scena il 14 settembre 1913. I fondali sono stati restaurati da Rinaldo Rinaldi. Il ritrovamento di queste scenografie costituisce un evento davvero straordinario che ha consentito il riappropriarsi di una visività teatrale andata perduta; il teatro Regio di Parma ha riportato all’antico splendore, grazie ad un restauro conservativo, l’unica testimonianza relativa alla prima celebrazione del centenario della nascita del Maestro Verdi. Durante la sinfonia iniziale sono state proiettate su tulle le immagini relative al restauro, un momento davvero emozionante di introduzione al melodramma, applaudito da tutto il pubblico.



Interpreti di buon livello nel secondo cast: Otar Jorjikia, nel ruolo di Riccardo, giovane tenore che ha debuttato nel 2016 al Teatro Marijnsky nel Simon Boccanegra con Placido Domingo e l’anno successivo a Zurigo proprio in “Un ballo in maschera”, ha dimostrato buone doti vocali ed interpretative riscuotendo meritati applausi dalla platea. Così pure Sergio Bologna, baritono, nel ruolo di Renato, ha avuto ampi consensi pur non avendo una presenza scenica consona al ruolo. I soprani Valentina Boi, nel ruolo di Amelia, e Isabella Lee, nel ruolo di Oscar, hanno voci di qualità.



Il mezzosoprano Agostina Smimmero ha interpretato il difficile ruolo di Ulrica registrando qualche difficoltà nelle note gravi, completano il cast Fabio Previati nel ruolo di Silvano, Massimiliano Catellani nel ruolo di Samuel, Emanuele Cordaro nel ruolo di Tom, Blagoj Nacoski nel doppio ruolo di giudice e servo di Amelia. La regia è di Marina Bianchi, che si è formata alla scuola di Giorgio Strehler e che ha fatto un ottimo lavoro.



 Il M° Sebastiano Rolli ha guidato l’Orchestra Filarmonica Italiana senza quella brillantezza che avrebbe richiesto la partitura Verdiana, ciononostante ampi consensi e calorosi applausi per tutti a fine recita. L’eccellenza di questa produzione consiste, però, soprattutto, nel recupero delle scene di Carmignani ed è un successo, tutto meritato, che va alla direzione artistica del teatro.




Eddy Lovaglio


mercoledì 2 gennaio 2019

IL REGIO DI PARMA HA BRINDATO AL NUOVO ANNO CON “LA VEDOVA ALLEGRA” diretta dal M° Lorenzo Bizzarri



Una fine d’anno davvero scoppiettante quella del Teatro Regio di Parma con l’operetta “La vedova allegra”, nell’adattamento di Corrado Abbati, che ha animato la serata di San Silvestro con brindisi finale in teatro accompagnato dalle note del quantomani azzeccato “Brindisi della Traviata” seguito dalla “Marcia di Radetzky” di Johann Strauss per salutare il nuovo anno con entusiasmante allegria.


Nel ruolo di Anna Glavari il soprano Paola Sanguinetti che torna sulla scena nello stesso ruolo che debuttò proprio al Regio di Parma nel 1992, veterana ormai in questo personaggio ne esce bene per mestiere. Così pure il giovane co-protagonista, il tenore Giuseppe Raimondo nel ruolo del Conte Danilo Danilowitch che ha mostrato buone doti attoriali. Una garanzia Corrado Abbati nel ruolo di Njegus. Buono il resto del cast, soprattutto per quanto riguarda la parte recitata con gags e situazioni stravaganti che hanno divertito il pubblico.


Alla bacchetta il M° Lorenzo Bizzarri che ha diretto l’Orchestra Città di Ferrara con indubbia maestria nell’indirizzare l’orchestra nell’alternanza tra pianissimi e fortissimi, nella precisione micrometrica dei tempi rapidissimi nei vari passaggi della partitura, dando largo respiro alle melodie come “Tace il labbro” o “l’aria di Vilja” e il giusto mordente ritmato in brani come “E’ scabroso le donne studiar” o nella Polka e in altri brani che in special modo prevedono la danza in scena. E’ luogo comune pensare, a volte, che l’operetta sia un “surrogato” dell’opera lirica, al contrario “più che operetta la Vedova Allegra – afferma il M° Lorenzo Bizzarri – si potrebbe definire un’opera vera e propria per la complessità delle musiche ed anche per il respiro di puro lirismo nei tanti episodi musicali; presenta, anzi, diverse difficoltà rispetto all’opera lirica e una di queste è che l’operetta ha nella sua struttura il recitativo e il musicale insieme, quindi occorre riuscire a fondere perfettamente le parti recitate con quelle musicali. 


La struttura dei brani non è da inizio a fine come accade nell’opera lirica, qui ci sono ritornelli, richiami, rimandi, e quindi va posta grande attenzione dal punto di vista orchestrale a questi aspetti strutturali dei brani. E’ un piacere poter eseguire in un teatro così importante come il Regio di Parma questo spettacolo, soprattutto in una serata particolare come questa”.


Il pubblico parmigiano – che ha affollato il teatro facendo registrare un sold out - ha accolto così il nuovo anno, col desiderio forse che l’aria festosa che si è respirata al Regio nella notte di San Silvestro possa essere di buon auspicio per questo 2019 appena nato. 


di Eddy Lovaglio.

Il successo del M°Andrea Vitello a Ekaterinburg e Perm.



E’ stato un autentico trionfo per Andrea Vitello a Ekaterimburg e Perm, dove il M° ha tenuto un concerto interamente dedicato al repertorio italiano, da Vivaldi. Due concerti in cui il Maestro ha diretto dal cembalo al '900 di Silvio Omizzolo e Bruno Bettinelli fino ad un recentissimo brano di Andrea Portera.
Specialmente Il concerto a Perm ha avuto un successo enorme, non scontato in quanto il repertorio era quasi del tutto nuovissimo per il luogo: infatti i brani di Bettinelli, Omizzolo e Portera sono stati eseguiti qui in Russia per la prima volta ed in particolare il brano di Andrea Portera, “Original Mater”, è stato accolto con grande calore ed eseguito anche come uno dei bis.


Il Maestro è stato richiamato sulla scena per gli applausi per numerose volte ed ha ricevuto una calorosa standing ovation finale. A suggello di un concerto unico, è stato poi richiesto un bis e l'orchestra ha eseguito “Original Mater”, il nuovo brano di Andrea Portera, una seconda volta con grande clamore di pubblico.
Questo ultimo concerto è stato registrato dalla televisione russa e trasmesso in diretta in tutta la vasta regione di Perm.


Particolarmente importante ancora è il fatto che Perm è una città molto colta dal punto di vista musicale,ed a dimostrazione di questo è rilevante constatare che proprio qui ha sede l'orchestra "Musica Eterna" di Theodor Currentzis, una delle orchestre più importanti del mondo, in questi giorni tra l'altro in concerto alla Scala di Milano.

L'originalità del repertorio e l'esecuzione impeccabile hanno dato ragione al Maestro italiano che ha deciso di farsi ambasciatore della musica italiana meno nota senza cedere alle lusinghe di un facile successo garantito dal repertorio nostrano più conosciuto. Il Maestro ha dunque scommesso sul repertorio meno noto, forte della sua profonda conoscenza nel settore, e la sua intraprendenza è stata premiata dal pubblico russo.


Andrea Vitello sarà a breve nel mese di gennaio in Polonia, a Lomza, con l'orchestra da camera "Witold Lutoslawsi", dove presenterà altri brani tratti dal repertorio del '900 italiano tra cui i poco eseguti Intermezzi Goldoniani di Marco Enrico Bossi e la celebre suite di Antiche Arie e Danze di Ottorino Respighi. Non mancherà un nuovo brano di Elvria Muratore, una fantasia composta sul tema del "Lamento di Didone" di Henry Purcell.

Sarà questa un'altra ulteriore occasione per poterne apprezzare ulteriormente le qualità che lo stanno facendo considerare come direttore italiano e punto di riferimento della musica contemporanea nel mondo.